domenica 26 ottobre 2014

Un finale per "Allegiant"...


ATTENZIONE: L'estratto di brano che state per leggere è ovviamente frutto della mia fantasia! Niente di tutto questo è avvenuto davvero né tanto meno l'autrice del libro ha scritto altro in merito al romanzo. La parte iniziale del brano è la stessa presente in "Allegiant" per far sì che tutti capiscano a che punto del racconto ci troviamo. Buona lettura!



TRIS
Laboratorio armamenti. Dopo essere sopravvissuta al siero della morte e aver raggiunto David per cercare di liberare il siero della memoria e resettare così la residenza.

Faccio un altro passo indietro e aggiungo: -Lei mi ha insegnato tutto sul vero sacrificio. Che dovrebbe essere fatto per amore, non per un ingiustificato disgusto nei confronti del patrimonio genetico di un'altra persona. Che dovrebbe essere fatto per necessità, non senza prima tentare tutte le altre possibili strade. Che dovrebbe essere fatto per le persone che hanno bisogno della tua forza perchè loro non hanno abbastanza. Ecco perchè è necessario che io ti impedisca di "sacrificare" tutta quella gente e i loro ricordi. Ecco perchè ho bisogno di liberare il mondo dalla tua presenza, una volta per tutte. - 
Scuoto la testa.
- Non sono venuta qui per rubare niente, David. - 
Mi giro e mi lancio verso il dispositivo. Sento uno sparo ma non sento dolore. Mi ha mancata. Non mi volto, continuo a correre. È questo il momento che precede la mia morte. Quello in cui dovrei dire addio a tutti coloro che amo. Sto per morire. Adesso lo realizzo. Sto per morire e l'ultimo ricordo che resterà impresso nel mio cervello sarà un pulsante verde e una tastiera. 
Un altro sparo. Ancora niente dolore. O David ha una pessima mira o non ha intenzione di uccidermi. Ma perchè? Quale sarà il suo scopo? Non devo distrarmi. Ormai ci sono. La tastiera è di fronte a me. Compongo il codice con la mano che trema. Non avrei mai pensato che la mia memoria fosse tanto abile. 
Un altro sparo. Mi ha colpita. Sento dolore. Eccolo finalmente. Alla spalla. Sangue caldo mi scorre sul braccio e arriva fino alle dita della mano. La vista mi si annebbia. Dolore e nausea mi rallentano. Se mi spara adesso credo proprio che morirò all'istante. Il pulsante verde è ad un millimetro dal mio indice. Non ce la faccio. La spalla mi fa troppo male, il proiettile si deve essere incastrato tra i nervi. Il dolore mi provoca spasmi e  mi socchiude gli occhi. "Devo farcela" mi dico. Con uno sforzo sovrumano sollevo il braccio. Il pulsante cede sotto il peso della mia mano. Una luce si accende dietro il pulsante verde. Sento un bip e il rumore di un meccanismo che si mette in  funzione. Ce l'ho fatta. Mi volto verso David, se devo morire adesso è la sua immagine colma di terrore e disapprovazione che voglio portare con me...ma nella nebbia del mio campo visivo distorto dal dolore vedo un corpo disteso a terra in una  pozza di sangue scuro. Prima di chiudere gli occhi definitivamente lo riconosco: Caleb. Ma prima che io riesca ad urlare tutto diventa buio e ciò che resta è solo la notte. 

-Beatrice- Mi risveglio al suono del mio nome. L'aria è calda e sono nella mia camera. La mamma ha aperto la finestra e la luce del sole mi provoca un forte bruciore agli occhi. È il giorno del test ed è venuta a tagliarmi i capelli. Sono stranamente felice. Spaventata.....ma felice. Il sole è già caldo pur essendo appena spuntato e la mamma mi accarezza il viso -Sei stata brava tesoro. Ce l'hai fatta.- 
Adesso mi sento confusa. -Cosa avrei fatto?-. 
Mi scosta i capelli  dalla fronte. La sua mano è così fredda che subito un brivido mi corre lungo la schiena. 
-Il siero della memoria Tris. Non ricordi?- Un lampo attraversa la mia mente e mi rivedo nel laboratorio armamenti. Rivedo David e sento nuovamente il dolore alla spalla. Non riesco a sollevare le braccia, sono bloccata. Mia madre scompare all'improvviso e la stanza diventa buia, intorno a me è buio pesto. 
-Mamma- cerco di urlare ma non ho voce. Qualcosa si materializza pian piano nel buio. -Ho capito. Sono in una simulazione. Niente di tutto ciò è reale- lo penso e chiudo gli occhi come se potessi tornare alla realtà. Li riapro ma non accade nulla. Il buio continua ad inghiottirmi. Improvvisamente mi ritrovo in un laboratorio. Fa freddo. Si congela. Una barella è l'unica cosa che occupa la stanza. Su di essa c'è un corpo immobile sotto un lenzuolo bianco. Mi avvicino. Per la prima volta dopo tanto tempo sono terrorizzata. Sono sicura che sotto quel lenzuolo troverò il mio corpo. La mano mi trema quando afferro un lembo della stoffa per scoprire il viso. Lo faccio e improvvisamente una lama mi trafigge il petto. La sento penetrare tra le ossa, attraversare lo sterno, aprirmi in due la gabbia toracica e raggiungere il cuore. Lacrime cominciano a sgorgare dai miei occhi. Il viso è travolto da acqua salata. Non può essere vero. Non è possibile. -Caleb- urlo. Questa volta la voce esce dalle mie labbra. -Caleb- urlo più forte. Le vibrazioni delle corde vocali mi graffiano lo gola. 
-Cosa diavolo hai fatto?! Come ti è venuto in mente!- Una mano mi afferra e mi trascina via dal corpo inerme di mio fratello. Mi muovo all'impazzata. La spalla mi brucia ma mi divincolo sempre più prepotentemente. Quel braccio è troppo forte, mi trascina via troppo velocemente. Mi lascia e cado nel vuoto.

Sbarro gli occhi. Sono distesa su un letto. Non è il mio. Non riconosco il luogo. Mi guardo intorno. Il soffitto è bianco, la luce soffusa. Alla mia destra, in alto, vedo una sacca di liquido trasparente collegata al mio braccio attraverso un tubo. Mi volto a sinistra e vedo Tobias. Bellissimo come sempre. Sta dormendo su una poltrona. Voglio andare a stendermi vicino a lui. Provo ad alzarmi ma  improvvisamente sento un forte dolore a livello della scapola. Un gemito esce dalle mie labbra e Tobias si sveglia.
-Tris- Viene verso di me e mi abbraccia forte. Ha gli occhi lucidi, occhiaie profonde e un'aria impaurita. Non l'ho mai visto così. 
-Tobias. Cosa è successo?- mi guarda dritto negli occhi con uno sguardo che quasi mette paura. Mi prende le mani tra le sue. Sono calde, niente a che vedere con quelle di mia madre.
-Ce l'hai fatta Tris. Hai liberato il siero della memoria. Là fuori stanno organizzando la nuova vita, siamo salvi, abbiamo tutti l'opportunità di ricominciare, di essere ciò che vogliamo...grazie a te.-
Al suono di queste parole ricordo tutto. Ricordo David, la tastiera, il codice, il pulsante verde, gli spari senza dolore. Ed è qui che mi riaffiora il ricordo di un corpo immerso in tanto sangue. .
Un senso di vuoto mi opprime lo stomaco. -Tobias, dov'è Caleb?- lo dico senza rendermene conto e mi sembra quasi di conoscere già la risposta. 
-Tris, Caleb non c'è più. Dopo che sei sfuggita alle guardie ti ha seguita, è riuscito ad entrare nel laboratorio e ti ha salvato la vita. David ha sparato tre colpi verso di te ma Caleb ha fatto da scudo. Non sono riusciti a salvargli la vita.-
Ed ecco che lo sento. Il cuore. Ci hanno insegnato che non è completamente nella porzione sinistra del corpo che si trova. Ma al centro. Tra i polmoni. Con la punta rivolta a sinistra. Ed è lì che sento stringere. La gola mi si gonfia e  qualcosa tenta di soffocarmi. Sale nel naso e da lì arriva agli occhi ed è a questo punto che esplodo. Comincio a piangere come non ho mai fatto prima. Non sembro più io. Sono solo un pezzo di carne senza vita ridotto a brandelli. Rivedo me e Caleb giocare insieme, andare a scuola, vivere in una fazione in cui non ci sentiamo a casa. Lo vedo fare di tutto per far felice i nostri genitori, lo vedo aiutare una signora con delle buste troppo pesanti, lo vedo nel giorno della scelta rassicurarmi e poi tagliare il palmo della mano per far correre gocce del suo sangue nel calice degli eruditi. Lo vedo mentre complotta con il nemico, lo vedo mentre tenta di uccidermi, lo vedo a terra passarmi lo zaino, lo vedo inerme in una pozza di sangue e infine lo vedo con il viso bianco e freddo dormire sotto un lenzuolo bianco.
Realizzo così che ho perso tutto. La mia famiglia spazzata via nel mezzo di un respiro e come lei, anche il mio cuore non esiste più. -Non ho più nessuno- dico sussurrando tra le lacrime. 
Tobias mi prende tra le braccia. Mi sento al sicuro a contatto con il suo petto. Il suo cuore batte con il mio. Mi accarezza delicatamente i capelli, quasi avesse paura di rompermi ancora, e lo sento piangere. Non lo guardo. Non voglio che si senta in imbarazzo. Piango anch'io. L'una nelle braccia dell'altro. 
Dopo quasi mezz'ora mi scopro ancora avvinghiata a lui. Tobias. La mia ancora. L'unica certezza che mi sia rimasta nella mia vita ormai piena di mancanze. Mi scosta da lui e sento freddo. Mi mette le mani intorno al viso e mi guarda fissa.
-Ascolta Tris- dice -non hai perso tutto. Ci sono io con te, non ti abbandonerò mai. Ci faremo forza insieme. Lo so che è doloroso, lo so che ti sembra di essere caduta in un baratro senza fine ma devi reagire. Io sono qui e ti aiuterò. Abbiamo perso tutto in questa guerra, ma altrettanto tanto abbiamo ricevuto. Ci siamo trovati e abbiamo imparato ad amare in un luogo che quasi non ci permetteva di farlo. Abbiamo scoperto la verità sulla nostra natura e Caleb...Caleb ti ha fatto tanto male ma in tutto quel male anche lui aveva trovato qualcosa per cui vivere. Non gli Eruditi, non la fazione...ma te. Ha dimostrato di amarti, ha mandato a monte tutto ciò in cui credeva per starti accanto e dimostrarti il suo amore. E alla fine ce l'ha fatta regalandoti una seconda possibilità. Ti ha salvata e in quel suo gesto disperato ti ha visto sorridere e andare avanti. Vivere finalmente in un mondo senza fazioni dove l'unica cosa che serve è essere se stessi. Ha voluto esaudire il tuo desiderio. Gli dobbiamo tutto ed è per questo che devi reagire. Devi far  sì che il suo sacrificio non sia stato vano. Caleb non se n'è andato. Caleb è qui con noi. È in ogni tuo gesto e resterà per sempre nelle nostre vite perchè se siamo qui oggi a piangere e a farci forza è solo grazie a lui.-
Ho ascoltato le parole di Tobias piangendo. Non sapevo che nel mio corpo ci potesse essere così tanta acqua. Provo un dolore così acuto che quasi non sento più la scapola bucata dal proiettile. Tobias ha ragione. Devo andare avanti. Se non per me, devo farlo per mio fratello. Devo rimettere in piedi la mia vita. Sento il cuore ricomporsi. Loro non sono andati via. Sono con me...dentro di me. 
Quando devi scegliere tra due mali, scegli quello che ti permette di salvare le persone che ami.
Dopotutto io e Caleb non siamo così diversi. Ci siamo amati e ci siamo protetti a vicenda fino alla fine. 
Mi asciugo il viso e guardo Tobias -Ti amo- gli sussurro. 
-Ti amo anch'io- risponde e mi bacia.
Nel momento stesso in cui le mie labbra incontrano le sue sento il mio cuore prendere vita e la speranza inondarmi fino a farmi sentire improvvisamente calda e rilassata. Devo tornare ad essere Tris. Devo tornare ad essere coraggiosa. Dopotutto è questo che fanno le persone coraggiose: vivono, cadono e si rompono ma poco dopo raccolgono i pezzi della  propria vita per rimetterli insieme e tornare a lottare.


7 ANNI DOPO
TRIS

Sono le 7.00. Tobias dorme ancora. Ieri ha lavorato fino a tardi e la stanchezza lo ha sopraffatto.
Scendo al piano di sotto. Ho sempre desiderato una casa piena di ritratti che ci ricordassero il nostro passato ma purtroppo tutto è stato cancellato per permettere al genere umano di ricominciare a vivere. 
Io e Tobias ci siamo detti che non ci servono dei pezzi di carta per tener vivi i nostri ricordi. A noi la memoria non è stata cancellata. Il nostro passato è la nostra unica ricchezza e lo custodiremo per sempre.
Entro nella sua camera. Caleb dorme sereno, ignaro di tutto ciò che è stato. Non abbiamo intenzione di raccontargli delle fazioni, di Chicago, dell'esperimento. Quello è il nostro passato, non il suo.
Nulla di tutto ciò sfiorerà mai le orecchie di nostro figlio. L'abbiamo deciso il giorno stesso in cui è nato.
Ha 4 anni adesso e tutti dicono che somiglia a Tobias. Come dar torto a queste voci? In lui risiedono i nostri sogni. Caleb è coraggioso e altruista. Raramente mente e, pur essendo ancora piccolo, ha già una spiccata voglia di imparare. È molto curioso, proprio come lo era suo zio. Ogni tanto glielo diciamo. Gli riveliamo che il suo è un nome speciale. Un nome che deve essere fiero di portare perchè apparteneva ad una persona speciale. Alla persona che ha permesso al nostro futuro di concretizzarsi, alle nostre speranza di non essere vane. È felice quando ascolta questa storia e si dice fiero del suo unico zio che purtroppo non avrà mai modo di conoscere.
La città è silenziosa. Non sembra la metropoli che crede di essere. Da quando le fazioni sono scomparse ci sono più sorrisi e meno guerre. Adesso tutti siamo uguali. Il danno genetico non esiste più..credo che in realtà non sia mai esistito. Mentre penso a tutto ciò, Caleb si sveglia. Mi guarda sorridendo. Lo sa che ogni tanto mi assento guardando fuori dalla finestra, quasi stessi per scoprire la verità su tutto.
Ricambio il suo sorriso e gli sussurro che gli voglio bene. 
Si alza all'improvviso e viene ad abbracciarmi. Un minuto dopo è già lì che corre verso la mia camera. Lo sento saltare sul letto per svegliare Tobias.
Li sento ridere all'unisono. Le loro risate sono la mia più grande ricchezza. Mi ricordano che ce l'ho fatta. Che non sono sola, che non lo sono mai stata. Mi ricordano che faccio parte di un'unica grande fazione: la mia famiglia. Mi ricordano che finalmente ho un posto in questo mondo. Mi ricordano che sono stata coraggiosa e non devo mai smettere di esserlo. 

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